Oggi il nostro alfabeto ecologico arriva alla lettera f come fitodepurazione.
Niente paura!

A primo impatto potrebbe sembrare anche un parolone di quelli difficili.
In realtà si capisce subito che parliamo di depurazione.

Ed è proprio questo il suo significato!
Il prefisso “fito” si riferisce alle piante.

La fitodepurazione è il sistema depurativo delle acque attraverso le “piante” e/o microorganismi che crescono in acqua (alghe, funghi, protozoi, batteri).  Funzionano quasi come dei filtri, attivando alcuni processi in grado di rimuovere gli agenti inquinanti presenti.

Questa capacità naturale dell’acqua di auto-depurarsi permette di tenere lontane le sostanze nocive. O meglio, le riduce in fanghi, che per essere eliminati hanno bisogno di essere trattati con consumi energetici altrettanto importanti.

Per quanto riguarda le acque reflue, cioè le acque di scarico risultanti da attività domestiche o industriali, prima di essere reimmesse nell’ambiente esterno devono essere sottoposte a processi depurativi.

E la fitodepurazione che in sostanza sfrutta la caratteristica naturale dell’acqua di ripulirsi è ideale per l’ambiente e per ridurre al minimo anche i consumi di energia ad essa legati.

Tra i vantaggi della fitodepurazione, sicuramente il fatto che gli impianti si creno in aree verdi e l’acqua che qui si depura e si recupera, può essere riutilizzata come acqua non potabile, ad esempio per irrigare il giardino.

In Italia il più grande fitodepuratore per le acque reflue comuni si trova a Melendugno, vicino Lecce.

Un progetto enorme, cominciato quasi 10 anni fa, che è costato alla Regione Puglia più di 2 milioni di euro di investimento e che oggi garantisce il recupero dell’acqua con grandi vantaggi dal punto di vista ambientale ed economico.

 

Papà Bricolino